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Il viaggio in Patagonia di Luca Maspes

(16.04.2007)

Nel racconto del suo recente viaggio tra le montagne patagoniche, l'alpinista sondriese del team Ferrino ha rivissuto emozioni già molte volte sperimentate. Perchè non c'è certezza per chi s'inoltra tra le cime alla fine del mondo, se non immergersi nell'avventura che si fonde con il mistero del respiro della terra primitiva. E, forse, è proprio per questo che in Patagonia si ritorna sempre...

 
Il viaggio patagonico di quest'anno è stato assolutamente imprevisto quanto la chiamata dell'amico Marcello Cominetti che mi proponeva due mesi di "vacanze" in Sudamerica. Lui in vacanza dal lavoro di guida alpina e mountain tour operator, io in vacanza dall'avere in testa qualche obiettivo in Patagonia. Una cordata che avevamo già sperimentato su queste montagne, visto che quattro anni prima, dopo esserci conosciuti per bene durante tre giorni chiusi in una tenda minuscola, avevamo salito insieme una via nuova di ghiaccio sul Cerro Grande.

All'inizio di dicembre siamo così arrivati nella solita e movimentata Chaltén ma per tutto il mese finale del 2006 abbiamo dovuto fare i conti con una classica, quest'anno veramente pessima, situazione meteorologica: poco vento ma pioggia e neve fino a basse quote. A sentire i locals del luogo le condizioni erano state inclementi per tutta la stagione primaverile, solo un giorno buono su 3 mesi. Durante questo periodo "umido" abbiamo trasportato in un solo colpo tutto il materiale al campo della Piedra del Fraile, viveri liofilizzati per 10 giorni, slitta e attrezzatura per la scalata (circa 25 kg a testa).
Prima idea di questo viaggio, provare la parete Ovest del Cerro Torre lungo la via dei Ragni di Lecco del 1974, considerata una delle vie di ghiaccio più belle e complesse del mondo e ripetuta fino in cima solo da 5 o 6 cordate.

Fino a Natale una lunghissima attesa e qualche andata e ritorno dal Fraile al paese. Poi negli ultimi giorni di dicembre finalmente il primo squarcio di sereno e, con Marcello temporaneamente in trasferta nel Nord dell'Argentina, ho approfittato per tentare una salita di "assaggio" con Noemi Necker, una ragazza svizzera incontrata sul posto. Un bivacco in tendina sotto il Passo del Quadrado e partenza nella notte verso una delle vie di ghiaccio del versante Est dell'Aguja Guillaumet. Un tentativo però arrestatosi in tarda mattinata nei pressi della crepaccia terminale, prima a causa della grande e pericolosa quantità di neve presente, e pochi minuti dopo a causa del ritorno del maltempo.

Nei primi giorni dell'anno, sempre con Noemi, ci facciamo un trekking di 3 giorni intorno al Cerro Huemul ed al nostro rientro in paese le sempre incerte previsioni parlano di una nuova finestra di bel tempo. Con Marcello, appena rientrato dai suoi impegni famigliari, partiamo il 4 gennaio e in due lunghi giorni di tempo bellissimo e caldo approdiamo nel favoloso Circo de Los Altares, dopo aver attraversato il Passo Marconi e percorso una decina di chilometri sullo Hielo Continental trainando la slitta e il carico con noi. Il 6 gennaio è ancora bello e caldo. Dalla tendina che abbiamo montato al Filo Rosso ci muoviamo nella prima mattinata con l'intenzione di raggiungere il Colle della Speranza ed il giorno dopo tentare la vetta del Torre. Dopo i nevai iniziali e la sezione di misto che porta all'ultimo canale sotto il colle, l'arrivo del sole vuol dire però l'inizio di scariche di neve e ghiaccio da tutte le pareti. Ci spostiamo rapidamente su una crestina rocciosa al riparo dalle slavine e trascorriamo così tutta la giornata impossibilitati dal muoverci da lì. Un caldo incredibile, intorno ai 30 gradi e senza un alito di vento, decisamente non la migliore condizione per tentare una via di ghiaccio. La decisione di scendere il giorno dopo è già presa, siamo in ritardo di un giorno sulle condizioni che potevano consentire una salita di una via di ghiaccio come questa. Passiamo la notte sulla crestina ed alle prime luci del mattino ci caliamo lungo la via percorsa fino a qui ritornando al Filo Rosso e imboccando la via del rientro lungo lo Hielo Continental. Un'ultima notte nel confortevole rifugio cileno del Passo Marconi e la sera dell'8 gennaio siamo alla Piedra del Fraile, piuttosto affaticati da questa non-stop di 4 giorni.

Dopo un'altra settimana di brutto tempo si annuncia una nuova tregua che vuole anche dire nuove idee. Marcello se ne va a ritentare il Cerro Torre dalla via Maestri, insieme all'amico argentino Lucas Corbalan. Io e la dottoressa di Chalten Carolina Codo saliamo invece al Passo Superior per tentare l'indomani il Fitz Roy, per la via "Franco-Argentina". Nella notte in alto soffia molto vento ma dalle cueve di neve partono comunque una decina di cordate dirette al Fitz Roy, al Cerro Poincenot e alla Guillaumet. Sotto la Brecha de los Italianos alcune cordate cominciano però a scendere prima dell'alba: neve alta e avvisaglie di maltempo. Altre perseverano verso l'attacco della via e cominciano a salire il canale di misto che porta alla Brecha. Noi pensiamo per un attimo di spostare le nostre mire verso il Poincenot ma quando vediamo ritornare indietro il forte team degli svizzeri (Simon Anthamatten e C.), decidiamo di abbandonare il tentativo. Il giorno stesso solo un team italiano di tre alpinisti (Paolo Calzà e C) riuscirà a scalare il Fitz Roy con un freddo bivacco lungo la via "Franco-Argentina". Un bel premio alla tenacia e alla determinazione!
Per Marcello, Lucas e i fratelli spagnoli Iker e Eneko Pou invece, tutti pronti al Bivacco Norvegese sotto il Cerro Torre, svanisce l'idea di attaccare il Torre sia per le incerte condizioni del meteo sia per le cattive condizioni della via "Maestri" che ancora non era stata salita da nessuna cordata nella stagione in corso.

L'ultima settimana a Chaltén porta già i pensieri di casa ma il maltempo persistente concede un'ultima possibilità il 18 gennaio e nei giorni a seguire. Marcello ha problemi ai tendini della gamba, ricordo della discesa dal Cerro Torre, e mentre penso ad una salita solitaria in velocità, mi si offre la possibilità di provare in cordata con l'argentino Lucas una via sull'Aguja Saint Exupery. Nel tardo pomeriggio partenza dal camping Madsen di Chaltén e salita rapida al Bivacco dei Polacchi situato sotto le pareti, luogo dove l'argentino aveva un deposito di materiale. Alle 3 di notte ci muoviamo in compagnia di Nico (Brasile) e Kike (Spagna) e all'attacco della via "Chiaro di Luna" (Giordani-Manfrini-Valentini 1987) incontriamo altre due cordate americane. Nico e Kike, prima intenzionati a provare quest'ultima via, cambiano idea e decidono di unirsi a me e Lucas sulla via "Kearney-Harrington" (1988) della parete Nordovest. In circa 5 ore scaliamo fino a raggiungere la spalla dove la via si immette sullo Sperone Est (via Buscaini-Candot-Metzeltin-Romani-Sinigoi, 1968). Ancora 3 ore per gli ultimi tiri piuttosto innevati e alle 15 siamo in cima alla Saint Exupery dopo aver salito 700 metri di via, 15 tiri con difficoltà fino al 6b, misto e un passo di A1. La "cumbre" di una montagna è sempre un bel regalo patagonico dopo tutte queste attese e tentativi. Con il solito maltempo in rapido arrivo ci caliamo lungo la via di salita rientrando al bivacco alle ultime luci del giorno e gustandoci una ventosissima cena sotto il grande masso del bivacco.
Due giorni dopo infine il rientro in Italia, e la fine di un'altra movimentata ma bellissima vacanza!

Luca Maspes