CUS Bologna Orienteering Team
Orienteering e CUS Bologna, sono queste due grandi realtà che si incontrano ormai da 25 anni all’ombra delle due torri: da una parte il centro sportivo universitario dell’ateneo bolognese, che nell’immediato dopoguerra fu uno dei primi ad organizzarsi per promuovere lo sport tra gli studenti, dall’altra la corsa d’orientamento, una specialità da tempo diffusa e affermata nei paesi nordici, che oggi conta più di 3 milioni di praticanti e che si sta sempre più diffondendo anche nel nostro paese.
Fin da subito, quando nel 1983 è stata fondata la sezione orienteering del CUS Bologna, questo binomio si è rivelato di altissima qualità, con un’attenzione specifica per l’attività elite anche come mezzo per promuovere uno sport che da noi era ancora tutto da scoprire! Grandi nomi hanno fatto la storia della sezione: i primi titoli italiani portano la firma di Dario Beltramba e Verena Troi, che fin dagli anni ’90 hanno trasmesso alle generazioni successive un bagaglio tecnico e un’esperienza, anche internazionale, che ha permesso di avere nelle ultime stagioni tre atleti nella nazionale assoluta, quattro in quella universitaria e molti altri nelle squadre giovanili. In queste ultime stagioni le casacche bianco-rosse si affermano con sempre più costanza nel panorama agonistico nazionale: Marco Seppi e Michela Guizzardi sono ormai due punti di riferimento fissi per i commissari della federazione e altri ragazzi più giovani, come Michele Caraglio, si stanno conquistando gara dopo gara la fiducia per poter vestire la maglia azzurra. Un valore di squadra che si concretizza nel Campionato Italiano di Società, classifica che decreta la miglior compagine a livello nazionale e che il CUS Bologna ha conquistato in più occasioni, l’ultima nel 2006.
A partire dall’attuale stagione 2008, la dirigenza della sezione Orienteering del CUS Bologna ha voluto dare un’impostazione più ambizioza al proprio lavoro, con lo scopo di migliorare ulteriormente il livello tecnico, sia degli atleti, portando i propri rappresentanti più forti a raggiungere l’eccellenza anche internazionale, che del team, attraverso la realizzazione di carte nuove di orienteering, l’organizzazione di campi di allenamento all’estero per lo scambio delle esperienze tecniche tra i più esperti ed i più giovani, ed una più concreta attività di promozione dell’orienteering, per dare maggiore visibilità a questa disciplina. Sono nati così due grandi progetti per l’anno 2009 con lo scopo di fare del CUS Bologna Orienteering una squadra di alto livello sotto tutti i punti di vista: il progetto Jukola, che prevede la partecipazione della squadra alla famosissima staffetta a sette che si corre ogni anno in Finlandia e a cui partecipano più di 15.000 atleti da tutto il mondo, ed il progetto cartografico, con il quale si intendono realizzare nei prossimi tre anni almeno cinque nuovi impianti cartografici, per ospitare manifestazioni anche nazionali o internazionali.
Infatti, la forza di questa squadra e la chiave per il miglioramento agonistico degli atleti è nascosta nell’attività tecnica della sezione: la produzione di impianti cartografici nel territorio della provincia e della regione, la promozione e l’attività con le scuole e l’organizzazione di importanti competizioni (come i Campionati Italiani 2008), sono i mezzi per trasmettere e al tempo stesso migliorare le doti tecniche dei singoli atleti e dello staff e per ampliare la visibilità di uno sport ormai praticato in moltissimi istituti scolastici in Italia.
Marco Seppi: nato a Trieste il 13/01/1980, da qualche anno vive e si allena tra Ferrara, dove lavora come ricercatore, e Bologna. Da Junior ha corso per la Polisportiva le Volpi di Trieste, ma corre per il CUS Bologna da ormai 8 anni. Recentemente ha potuto trasferire per 6 mesi a Lione la sua attività lavorativa e i suoi allenamenti, rimanendo spesso a contatto con i forti atleti transalpini, tra i quali spicca il pluricampione del mondo Thierry Gueorgiou. Ha conosciuto l'Orienteering alle Scuole Medie e per qualche anno ha diviso la passione sportiva tra la corsa nei boschi e la pallavolo; dall'inizio della carriera Elite i suoi sforzi sono tutti dedicati a migliorarsi nello sport con la bussola. E' laureato in Ingegneria Meccanica ed è iscritto al corso di Dottorato in Meccanica Applicata all'Università di Bologna. (foto: courtesy of World of Runners)
I suoi risultati di maggior prestigio:
- fino al 2000: 4 titoli Italiani Junior su diverse distanze;
- dal 2002 al 2005: partecipazione a più di 10 tappe del Park World Tour;
- dal 2000 al 2006: partecipazione a 4 Campionati Mondiali Universitari (miglior risultato 22° posto)
- 2004: finalista ai Campionati Europei in Danimarca;
- 2005: finalista alle Coppe del Mondo in Italia;
- 2006: finalista ai Campionati del Mondo in Danimarca (29°) nella sprint;
- 2006 e 2008: Campione Italiano middle;
- 2007: 12° posto in staffetta ai Campionati del Mondo in Ucraina;
- 2008: 41° Coppa del Mondo middle in Norvegia.
Cosa ti piace dell'Orienteering?
Due sono le cose che mi hanno sempre affascinato: la completezza di questo sport, in cui l'aspetto tecnico e quello fisico sono strettamente correlati, e il contatto con la natura. Finora ho corso praticamente in tutti i paesi europei, dove l'Orienteering è più diffuso (si può dire che la Scandinavia sia la sua patria natale): credo me ne manchino solo due o tre. Ho anche avuto la possibilità di fare un tour di gare internazionali in Cina. Ma cerco sempre nuove sfide su nuovi terreni! E ogni posto in cui corro, ogni bosco, foresta, sentiero, palude è per me una scoperta: correre nella natura dà un senso di libertà, e di controllo allo stesso tempo, che non ha eguali.
È più importante per te correre forte o leggere bene la carta?
Non c'è un aspetto prevalente, ma bisogna essere ben preparati per entrambi. Molti dicono che l'orientista ideale possiede tecnica (cioè capacità di navigazione rapida con la carta), corsa e psicologia, tutte e 3 a un ottimo livello. Non va dimenticata la condizione mentale, perché l'Orienteering è sfida con se stessi, muovendosi tra le proprie capacità e i propri limiti: portare a termine una gara "pulita", correndo forte e con una navigazione efficace e senza errori, è impresa dura ma che rende una grande soddisfazione.
Come organizzi il tuo allenamento?
Appena posso, corro con una carta tra le mani. La lettura costante della carta e l'adattamento a terreni nuovi sono fattori molto importanti. Naturalmente non è facile riuscire a farlo con continuità. Perciò cerco di ottenere il meglio della mia condizione fisica, con allenamenti specifici quotidiani (in genere si tratta di allenamenti di resistenza e anche di potenziamento, spesso bigiornalieri), curando però allo stesso tempo la preparazione tecnica per mezzo di periodi di allenamento più o meno lunghi. Per questo aspetto utilizzo sia sedute più corte, magari serali, svolte in luoghi più accessibili, sia periodi di allenamento specifico nel bosco nei fine settimana non impegnati dagli appuntamenti agonistici, sia campi d'allenamento più lunghi (di una decina di giorni) per almeno 2-3 volte nel corso della stagione.
Quale delle tre specialità di questo sport preferisci?
Ho sempre cercato di prepararmi al meglio per tutte le specialità, perché credo che la capacità di lettura della carta sia importante in tutte le situazioni. Tuttavia, per ottenere buoni risultati, specie a livello internazionale, è importante specializzarsi. Negli ultimi anni ho focalizzato la mia preparazione soprattutto sulle distanze sprint e middle, che si addicono di più alle mie capacità fisiche: la prima è quella che negli ultimi anni ho corso con migliori risultati all'estero e la seconda in Italia. Penso di avere dei buoni margini di miglioramento, soprattutto dal punto di vista atletico nella sprint, e dal punto di vista tecnico nella middle. Inoltre mi piacciono molto anche le gare a staffetta, in cui il confronto con gli avversari è più diretto.
Quali sono i tuoi obiettivi dal punto di vista agonistico?
Il mio impegno è volto a mettere insieme le esperienze che ho vissuto negli ultimi anni, per fare un ulteriore salto di qualità. Per potermi confrontare con l'alto livello internazionale, è importante per me avere una tecnica più sicura e, dal punto di vista atletico, migliorare l'aspetto della corsa nel bosco, soprattutto quando i terreni sono impervi e duri da correre.
Michela Guizzardi: nata a Bologna 17/04/1982, vive e si allena a Sasso Marconi (BO). Viene dall’atletica leggera e ha conosciuto l’Orienteering negli anni del Liceo, quando ha vinto per tre anni consecutivi la fase nazionale dei Giochi Sportivi Studenteschi. Ha cominciato a partecipare alle prime competizioni agonistiche con i colori della Polisportiva masi di Casalecchio di Reno, per poi passare tra le fila del Centro Sportivo Universitario di Bologna, dove ha cominciato la sua carriera elite. Studia ingegneria edile-architettura all’università di Bologna. (foto courtesy of World of Runners)
I suoi risultati di maggior prestigio:
- 2002 titolo italiano junior nella distanza long;
- 2005 4^ alla prima tappa Park World Tour a Otranto e 5^ alla quarta tappa in Cina;
- 2006 finalista ai Campionati Mondiali in Danimarca nella sprint;
- 2006 medaglia di bronzo ai Campionati Mondiali Universitari nella sprint;
- 2008 campionessa italiana sprint e middle;
- 2008 finalista ai Campionati Europei (31^) nella sprint;
- 2008 36^ Coppa del Mondo ultra-long in Norvegia,
Cosa ti ha spinta ad avvicinarti all’Orienteering?
Ho iniziato un po’ per gioco alle gare della scuola, mi divertivo perché trovare le lanterne era prima di tutto una sfida contro me stessa. Poi essendo abituata a fare le gare in pista o su strada con l’atletica, era molto emozionante poter andare nei boschi, decidendo da sola che strada fare e scovando tutti i particolari che mi potevano aiutare a capire dove andare.
Che cos’è per te una gara di Orienteering?
E’ tutte le volte come una piccola avventura! Anche se adesso sono più abituata e sicura, ci sono momenti, soprattutto nelle gare più lunghe, in cui punto la direzione con la bussola e vado avanti, per centinaia di metri in posti che non ho mai visto e di cui non so nulla se non quello che vedo in carta, e mi sento un po’ più padrona del mondo che mi circonda. Da quando faccio orienteering ho molta più fiducia in me stessa.
Poi c’è anche l’aspetto agonistico e soprattutto nelle gare importanti la preparazione psicologica è fondamentale per riuscire a dare il massimo nel momento in cui conta: questo è uno sport tecnico, che richiede la massima concentrazione insieme ad un grande sforzo fisico.
Quale delle tre specialità di questo sport preferisci?
Beh, sul fatto che agonisticamente io prediliga le gare sprint, non ci sono dubbi. Sono quelle in cui ho ottenuto i miei migliori risultati e in cui specializzandomi posso esprimermi anche su buoni livelli internazionale. Per fortuna posso partecipare a tutte e tre i tipi di gare, e quindi anche a quelle lunghe dove ci si trova a correre anche per un paio d’ore in mezzo ai boschi, spesso lontano dai sentieri, e sembra che nessuno sia mai passato di lì. Ho provato bellissime sensazioni quando ho fatto gare di queto tipo nelle nostre montagne e anche nei boschi scandinavi; negli ultimi anni ho cominciato anche a fare qualche gara di notte qui in Italia e mi sono divertita molto; in genere da noi i boschi non sono molto lontani dai centri abitati e per questo non mi sono mai sentita spaventata. In alcuni paesi fanno gare molto lunghe col buio e lontane dalle città e dai sentieri battuti; sinceramente mi fa ancora un po’ di paura, ma sapendo che non si corre alcun pericolo grazie al lavoro degli organizzatori, ho voglia di provare a farne alcune nei prossimi mesi.
Quali sono i tuoi obiettivi dal punto di vista agonistico?
Sento che posso e devo ancora migliorare molto sia dal punto di vista tecnico che atletico. Di sicuro il primo è quello su cui c’è più da lavorare, considerando che ho iniziato a fare Orienteering abbastanza grandicella, ma se voglio ottenere dei risultati migliori a livello internazionale devo anche migliorare il mio livello fisico, in particolare la corsa nel bosco poiché quando devo muovermi lontana dai sentieri, coi rami, i sassi e la vegetazione fitta, sono ancora molto più lenta delle atlete straniere: è soprattutto una questione di abitudine e di preparazione specifica.
Michele Caraglio: nato a Cuneo 11/02/1983, vive e si allena a Chiusa Pesio (CN). Ha conosciuto l’Orienteering negli anni del Liceo, quando ha partecipato ai mondiali studenteschi in Israele. Ha cominciato a partecipare alle prime competizioni agonistiche con i colori dell’Oricuneo, e poi, con il passaggio alla categoria élite, tra le fila del Centro Sportivo Universitario di Bologna. Studia fisica teorica all’università di Torino.
I suoi risultati di maggior prestigio:
- 2004 2° campionati italiani staffetta
- 2006 46° nella long ai mondiali universitari in Slovacchia;
- 2006 36° nella middle ai mondiali universitari in Slovacchia;
- 2007 3° campionati italiani staffetta
- 2008 partecipazione ai Campionati Europei in Lettonia.
Cosa ti ha spinto ad avvicinarti all’Orienteering?
Più che cosa, chi. E’ stato il mio professore di educazione fisica del liceo che mi ha trasmesso la passione per questo sport. All’inizio partecipavo alle gare studentesche e agli allenamenti organizzati dal mio liceo, poi, con la crescita delle capacità tecniche, ho iniziato a divertirmi sempre di più fino a decidermi ad iniziare una vera attività agonistica. Una volta iniziato, continuare è stato facile: a darmi gli stimoli neccessari sono state, nei primi anni, le molte amicizie nate sui campi di gara, a cui si sono poi sommate, un po’ alla volta, le motivazioni agonistiche.
Che cos’è per te una gara di Orienteering?
Bella domanda… e dividerei la risposta in tre fasi separate.
PRIMA. Nei giorni e nelle ore che la precedono, una gara di orienteering non differisce molto da quella che può essere una gara di qualsiasi altro sport: si pensa al risultato che si può ottenere, si raccolgono le energie fisiche, ci si prepara mentalmente a ciò che si sta per affrontare…
DURANTE. Durante la competizione invece le cose cambiano: la prestazione non dipende più solo da quanto ci si è allenati e dalla forma attuale; è la concentrazione ad essere padrona e a determinare quel che sarà il risultato finale. Tutti gli orientisti hanno provato in qualche situazione di gara l’esperienza del “flusso”: la concentrazione raggiunge livelli tali che l’unico pensiero è rivolto al territorio che ci circonda e alla cartina che ne è la sua rappresentazione; non si pensa al risultato e non si teme l’errore, alcuni dicono che non si sente neppure la fatica dello sforzo fisico ma questo, almeno nel mio caso, mi sembra un po’ esagerato. Diciamo piuttosto che la fatica è in parte attenuata dal piacere che si prova a correre con la consapevolezza di sapere dove sono diretto, nonostante mi trovi in un luogo in cui non sono mai stato.
DOPO. Quando si taglia il traguardo finalmente ci si può rilassare. Essendo uno sport con partenza in linea, spesso bisogna aspettare che tutti gli avversari abbiano finito la loro gara per poter conoscere il proprio risultato in classifica, e spesso si attende con impazienza la pubblicazione delle classifiche definitive. Non è però questo l’aspetto che contraddistingue il nostro sport: una volta finita la gara inizia una fase critica verso la propria prestaziione e di confronto con gli altri atleti che non ha analoghi nelle altre discipline. Si parla per ore con gli amici-avversari delle proprie scelte e, a meno di aver fatto la gara perfetta, si pensa per giorni ai propi errori… Ma la gara perfetta, si sa, non esiste.
Quale delle tre specialità di questo sport preferisci?
Non ho una specialità preferita: le amo molto tutte e tre (sprint, middle e long), ciascuna per motivi differenti. La SPRINT è una gara molto veloce in cui ogni secondo è importante e ogni piccolo errore si paga molto caro: mi piace perché, nonostante richieda poca attenzione nella lettura fine della mappa, è necessario essere molto attenti alle scelte che si fanno e soprattutto, bisogna farle prima di doverle affrontare fisicamente in modo da non trovarsi mai impreparati. La MIDDLE è la gara tecnica per definizione: bisogna essere molto bravi a leggere la cartina e a mantenere la concentrazione alta per fare una buona gara. La LONG invece, in genere, è un po’ meno tecnica e lascia qualche momento per “rilassarsi” e di “godere” del piacere di correre nella natura; bisogna però ritrovare la concentrazione al momento opportuno e questo non è sempre facile, sopprattutto quando la stanchezza fisica inizia a farsi sentire.
Di tutte queste tre specialità, mi piace molto anche la loro versione notturna in cui l’approccio all’orientamento va cambiato significativamente rispetto a quello diurno.
Quali sono i tuoi obiettivi dal punto di vista agonistico?
Avendo iniziato abbastanza tardi con l’orienteering, fino ad ora i miglioramenti tecnici sono stati abbastanza costanti e, da quando ho iniziato ad allenarmi con costanza, posso più o meno dire la stessa cosa per quelli atletici quindi penso che ci sia ancora abbastanza spazio per migliorare. Questa crescita tecnica e fisica è per il momento il mio obbiettivo principale ma presto o tardi deve arrivare il momento di raccogliere veramente i frutti che sto seminando.
