Nadia Tiraboschi – Hielo Patagonico Sur

Antonella Giacomini- Nadia Tiraboschi - Eloise Barbieri
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Possiedo ancora due tende Ferrino di quando ho scalato il Fitz Roy e il Cerro Torre 10 anni fa, e non solo per ricordo ma le uso ancora oggi. Chi conosce la Patagonia, sa cosa sono i venti laggiù

Leggi news di Nadia al rientro dalla spedizione

Professione
Guida alpina con specializzazione in canyoning
Nato/a il
5 settembre 1967
Vive a
Zambla Bassa di Oltre il Colle - Bergamo
Stato Civile
nubile
Altezza
168 cm
Peso
60 kg
Segno Zodiacale
Vergine
Soprannome
nessuno
Prodotti Ferrino utilizzati
Zaini, tende, sacco a pelo, materassini, pile

Hielo Patagonico Sur

10 Ottobre 2006. Nadia Tiraboschi, Antonella Giacomini ed Eloise Barbieri lanciano la loro sfida alla Patagonia e partono alla volta dell'estremo lembo del continente latinoamericano per attraversare la difficile calotta continentale dello Hielo Patagonico Sur, che si sviluppa per circa 400 km partendo dal ghiacciaio Jorge Montt.

La traversata

La traversata completa dello Hielo Patagonico Sur si svolge quasi interamente in territorio cileno con accesso dal fiordo oceanico Calèn, lungo il ghiacciaio Jorge Montt e uscita dal ghiacciaio Balmaceda e quindi fiordo Ultima Speranza. Il punto che ha decretato il fallimento delle spedizioni più ardite è la zona nei pressi del Cerro Mayo e in particolare una depressione denominata incisura o faglia di Reichert o colle 1300.

Si tratta di una breve, ma marcata e profonda interruzione trasversale caratterizzata da crepacci e seracchi molto profondi e pericolanti non percorribili con slitte e sci. L'accesso dal fiordo Calèn si presenta difficile anche per le condizioni meteorologiche, in particolari per le continue perturbazioni provenienti dall'Oceano Pacifico. Il ghiacciaio, inoltre, si ritira vorticosamente allontanando sempre di più il punto dove è possibile iniziare la marcia con sci e slitte.

 

IL TEAM

Nadia Tiraboschi
Inizia la sua attività alpinistica circa 25 anni fa, che la vede impegnata, con ottimi risultati, anche nell'arrampicata sportiva. Questa disciplina è stata la scintilla che l'ha portata verso l'alpinismo, prima sulle montagne di casa e poi sulle pareti più importanti di tutto il mondo, inteso sia come arrampicata su roccia, che su misto e cascate di ghiaccio. Si misura anche nello sci alpinismo, nel fuori-pista e nel telemark con traversate importanti sui Balcani e in Svezia. Nel 2004, ha preso parte alla spedizione "K2 50 anni dopo.  La Patagonia (1995 e poi per 5 anni ) l'ha già vista protagonista lungo la Franco-Argentina al Fitz Roy, la Willans alla Poincenot e la Maestri al Cerro Torre.

Antonella Giacomini
Classe 1964, di origini bellunesi, ha al suo attivo la ripetizione di numerose vie classiche, prime italiane e femminili e una consistente esperienza extraeuropea che l'ha portata in India, Stati Uniti, Canada, Alaska, Patagonia Argentina e Cilena, Africa e Perù. In particolare, tra il 1997 e il '98, è stata l'organizzatrice delle prime due spedizioni alpinistico-esplorative italiane nella zona di Clyde River all'Isola di Baffin nell'Artico Canadese. Nel 2000 ha portato a termine con successo una traversata con gli sci, in completa autonomia, di 600 km dalla costa est a quella ovest della Groenlandia. Nel 2002 è stata la prima italiana, e tra le pochissime donne al mondo, a compiere una traversata parziale da nord a sud dello Hielo Patagonico Sur, partendo dal ghiacciaio Jorge Montt. Giornalista-pubblicista collabora con numerose riviste del settore e non.

Eloise Barbieri
Più che alpinista, piace definirsi "una viaggiatrice che ha deciso di esplorare in verticale". Il suo amore per la montagna nasce dalle sue origini valdostane, ma ben presto abbraccia i luoghi più remoti della terra. Tra il 1999 ed il 2000 circumnaviga da sola a piedi e con mezzi di fortuna la regione himalayana: sud-ovest della Cina, Tibet, Pakistan, India del nord e Nepal, vivendo con i nomadi dell'altopiano. Ha attraversato quindi la regione del Dolpo, con le carovane del sale, ed ha percorso in inverno il fiume Zanskar gelato in compagnia di monaci. Tra il 2001 ed il 2002 ha fatto due soggiorni di 6 mesi in Sud America dove tra Ecuador, Peru e Bolivia ha scalato alcune tra le cime più importanti della regione: Cotopaxi, Chimborazo, Illiniza Sud, Alpamayo, Tocclaraju, Ishinca, Chopicalqui, Huascaran, Artesonraju, Illimani, Sajama, Huayna Potosi, Condoriri. A queste importanti cime si aggiungono l'Elbrus, l'Aconcagua, il Mc Kinlley, il Kilimanjaro. Nel 2004 inizia le prime esperienze ad 8000 metri con un successo allo Shisha Pangma (Cima Centrale 8012). Nel 2005 raggiunge con successo la cima del Cho Oyo (8201 m). Nel 2006 la sua perseveranza viene premiata e alla fine di luglio chiude con successo il conto sospeso con il Gasherbrum II.

 


Intervista a Technical Team

Cos'è l'alpinismo per Nadia Tiraboschi?
Alpinismo non è solo aprire una via nuova o ripeterla arrampicando divertendosi, ma qualcosa che respiri ogni giorno dentro e fuori di te.
Il pregio che ti riconoscono?
Passione per quello che faccio, determinazione e voglia di far sempre una grande fatica.
Cosa sono per te:
L’avventura?
Ottimo motivo per spendere il tempo.
Il rischio?
C’è e ne sono sempre più consapevole, ma lo scelgo sempre io.
La passione?
Ce l’hai dentro e la dimostri in ogni cosa che fai.
L’amicizia?
Pochi ma buoni.
La forma fisica?
E mentale, vanno "a braccetto": fondamentali per sentirsi sicuri.
La vacanza?
Ottobre o novembre, mangiar bene e bere del buon vino.
Il tuo film preferito?
Ultimamente, "L’era glaciale" di Chris Wedge.
La tua canzone del cuore?
Non una, ma tutte quelle dei cantautori, italiani e non.
Il personaggio storico che più ammiri?
Cristoforo Colombo, Marco Polo.
Lo sportivo che stimi di più?
I campioni dello sci nordico e delle maratone.
Se non fossi diventata Nadia Tiraboschi cosa avresti fatto?
Non riesco ad immaginare una vita diversa… forse la mamma.