Dal 13 al 26 agosto compresi gli ordini non potranno essere processati. Le spedizioni ripartiranno regolarmente a partire dal 27 agosto.

PATAGONIA 2017: NUOVA VIA PER I FRATELLI FRANCHINI

PATAGONIA 2017: NUOVA VIA PER I FRATELLI FRANCHINI SUL CERRO PENITENTES

I fratelli Franchini, Tomas e Silvestro, sul Cerro Penitentes in Patagonia hanno aperto una nuova via in stile alpino chiamata ‘El Mariano’ (750 m, 85° M4).

Ferrino ha accompagnato i fratelli Franchini nel loro viaggio con la nuova tenda Maverick 2 e il sacco a pelo HL SILVER PRO appositamente modificato per loro. Per occupare meno spazio e ridurre al minimo il peso, hanno viaggiato con un unico sacco a pelo che è stato allargato ad una piazza e mezza in modo da poterci dormire in due insieme. Meno peso, minimo ingombro e massima coibenza termica.

fratelli franchini patagonia

Ecco il racconto di Tomas Franchini:

Proviamo ad andare in Patagonia a gennaio… da ormai due anni, in questo periodo sta facendo belle finestre di bel tempo e programmiamo una bella salita su roccia, ma come sempre questa Terra offre delle sorprese e per quest’anno la tanto attesa “ventana” non ci sarà.

Il mal tempo nella zona Fitz Roy e le brutte condizioni delle pareti ci portano a fare una scelta alternativa al nostro progetto iniziale. La zona del San Lorenzo ci ha sempre attratto ma non siamo mai andati a visitarla; grazie a un caro nostro amico, Cesar Fava, figlio del celebre alpinista Cesarino, conosciamo il guardia parco del Parco Nazionale del Perito Moreno, ovvero Mariano Spisso.

Lui partirà da El Chalten all’indomani per andare nel parco a lavorare.

Vamos! Non ci pensiamo due volte, l’occasione è più che rara, il modo in cui arrivarci è difficile, non possiamo buttare via questa opportunità! Veloci, prepariamo i nostri zaini e siamo pronti alla partenza.

La sera arriviamo a Gobernador Gregores dove ci fermiamo a dormire. La mattina seguente continuiamo per la strada sterrata arrivando fino “El Rincon”, dove si trova la casetta (tempo fa un’estancia) di Mariano. Siamo in un posto fantastico, isolati da tutti a molti chilometri dalla civiltà. Intorno a noi qualche animale selvatico, nient’altro. In prossimità della strada scorgiamo la parete Ovest del Cerro Colorado, abbiamo voglia di arrampicare, la roccia e le sue linee sembrano interessanti e decidiamo quindi di salirla tutti insieme. Mariano annota sul registro del parco che andrà alla ricerca di un animale raro chiamato “Chinchillone”. Allora via! Alla ricerca del Chinchillone! Io e Silvi non sappiamo di che animale si tratta e alla fine della nostra permanenza scopriamo che è una specie di scoiattolo che vive sulle pareti di roccia.

Nasce così, la prima via sulla parete ovest del Cerro Colorado… una via facile e divertente con uno sviluppo di 360 m fino al VI°.

fratelli franchini patagonia

Per i giorni seguenti decidiamo di esplorare la zona verso il Cerro Penitentes, di modo da conoscere quei posti e vedere da vicino l’imponente parete est del San Lorenzo, sul quale non intendiamo scalare purchè abbbiamo poco tempo a disposizione. Non esiste nessuna informazione del posto in cui andremo, nè dell’avvicinamento, nè della parete, nè del rientro e nemmeno del meteo. Non sappiamo niente e questo è ciò che mi dà più carica e stimolo. Carichiamo gli zaini con il minimo indispensabile per essere completamente autonomi per circa tre giorni e un po’ di materiale da scalata, non ci aspettiamo che la parete sia difficile e nel caso l’intenzione è quella di salire dalla linea più facile. Con noi, ci accompagnano i due guardia parco Mariano ed Emiliano, anche loro sono interessati ad esplorare quella zona, dicono che nessun essere umano è mai entrato in quella valle che dà l’accesso alla parete del Penitentes. 

L’emozione è unica, passiamo in posti desolati senza trovare alcuna traccia di passaggio, nè di uomini, nè di animali, non c’è niente, solo pura natura. Guadiamo più volte il fiume rischiando non poco di essere travolti da una forte corrente. Giunti ad una stupenda laguna, caratteristica della conformazione glaciale della Terra Patagonica, scorgiamo la parete che avevamo in mente di salire. Ci guardiamo sbalorditi…non ci aspettavamo niente di simile…la muraglia s’innalza verticale per tutta la sua lunghezza, la roccia non pare buona, ma è solcata da varie linee di ghiaccio che potrebbero aiutarci a salire fino in vetta. Saliamo un’enorme morena, e attrezziamo il nostro piccolo campo, al riparo dal vento, a circa un’ora dal ghiacciaio. 

All’indomani la sveglia è puntata alle 1.30. La temperatura è alta ma la parete pare alquanto silenziosa e tranquilla, dobbiamo essere veloci e salirla al più presto, visto che si trova sul versante est della montagna, il quale verrà irraggiato dal sole già nelle prime ore del mattino e ci sarà quindi pericolo di scariche. Iniziamo ad arrampicare su ghiaccio sotto la linea della colata principale, arrivati sotto di essa però ci fermiamo a valutare la situazione, la linea del cascatone ci attrae molto, ma il ghiaccio è troppo bianco per i nostri gusti, troppo rischioso; razionalmente, decidiamo di spostarci a destra seguendo una sessione di goulotte più appoggiate che ci porteranno con maggior sicurezza e velocità fino in cima. La scalata è stata molto divertente, su ghiaccio e sezioni di misto, abbiamo arrampicato veloci come volevamo.  

fratelli franchini patagonia

Sulla cima una vista impressionante sulla Parete Est del Cerro San Lorenzo. Il vento è forte sull’altro versante ma passiamo alcuni minuti incantati da un paesaggio mozzafiato. Vorremo attraversare alla cima principale ma la cresta è affilata e “composta” nel vero senso della parola da mattonelle appoggiate a secco da un muratore apprendista! La roccia è incredibilmente marcia e pericolosa. Ahimè, prendiamo la decisione di scendere dalla via di salita. Siamo consapevoli che sarà impresa ardua, visto la difficoltà che avremo a fare degli ancoraggi sicuri per più di 700 metri. Nel mezzo della discesa la parete inizia a scaricare come non mai, attrezziamo le soste sotto strapiombi e speroni di modo da essere protetti dai pericoli oggettivi, la tensione è tanta per tutte le sei ore di discesa. Arriviamo sul ghiacciaio “svuotati” nel corpo e negli zaini, visto che abbiamo abbandonato quasi completamente tutto il nostro materiale di scalata, compreso parte della nostra corda che abbiamo tagliato per ricavare degli spezzoni da abbandono. Siamo invece “pieni” e arricchiti nella nostra mente da un’esperienza meravigliosa.

Alla tenda c’è Mariano che ci aspetta inaspettatamente e abbracciandolo gli raccontiamo l’avventura.

fratelli franchini patagonia

Nonostante tutta la bella e lunga gita di oggi la voglia di esplorazione è ancor tanta e per concludere in bellezza la giornata andiamo a dormire al “Puesto San Lorenzo” dove è situato l’unico bivacco della grande vallata di questa zona. Altre quattro ore di cammino quindi ci portano in un posto fantastico, dove prima di andare a dormire brindiamo con l’ultimo brodo rimasto tra i viveri!

Consolido sempre più il mio pensiero che quel che conta maggiormente per me è l’avventura e l’esperienza di ciò che si vive. La cima o la difficoltà tecnica non sono le più importanti, ma quel che mi arricchisce è l’ esperienza che passo per raggiungere un determinato obbiettivo; ovvero ciò che vedo, quel che conosco, quel che imparo e che scopro.

La nostra nuova via la chiamiamo “El Mariano”, dedicandola al nostro amico perché è anche grazie a lui che abbiamo scoperto questa zona remota della Patagonia.

Buone scalate a tutti!

 

 

Testo e foto: Tomas Franchini

Leggi anche l’articolo pubblicato su www.planetmountain.com